Agosto, il tempo che Roma si prende per sé

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Nei miei anni universitari, agosto non era il mese delle vacanze ma quello preposto a ricordarmi l’intensa sessione di esami che avrei dovuto affrontare a settembre.
Questo era uno di quei periodi dell’anno in cui lo studio si appropriava delle mie giornate e così, mentre molti romani partivano per le vacanze, io restavo in città. E’ stato allora, tra una pausa e l’altra dai libri, che ho vissuto per la prima volta l’incanto della bellezza intima e avvolgente di Roma.
Dopo il fermento della prima parte dell’estate infatti, quando milioni di visitatori affollano senza sosta piazze e vicoli del centro storico, e i romani sono ancora alle prese con le loro incombenze quotidiane, la città cambia improvvisamente passo. Agosto è il mese in cui gran parte dei residenti si trasferisce altrove in cerca di refrigerio; molte attività abbassano le serrande; nei mercati rionali i banchi si dimezzano; davanti ai monumenti le code si accorciano e il battito febbrile della città a pieno regime lascia il posto al respiro pacifico di un silenzio discreto.
E’ in questo momento che Roma si lascia vivere davvero e che vive davvero, facendo riemergere il suo volto di luce, marmo, eternità, materia, quel dialogo fra anime, epoche e stili di cui è espressione la grandiosità dei suoi monumenti e, al contempo, la semplicità della vita popolare dei vicoli che ancora oggi la contraddistingue.
Il silenzio non è inazione, staticità, impasse, ma autentica dynamis del dettaglio che si presenta allo sguardo di chi vuole vederla e parla a chi sa ascoltarla. E allora, nei vicoli resi più vivibili e visibili dall’assenza, capita che ci si accorga di un’edicola votiva rimasta nel tempo impercepita, non solo dal turista ma anche dallo stesso romano; che l’occhio possa godersi la magia della luce che cambia creando inediti riflessi tra le venature del travertino che incornicia la facciata di un palazzo rinascimentale; che il suono dell’acqua che scorre dai “nasoni”, a lungo soffocato dal brusio delle folle e dal rumore dei motori, torni a farsi sentire.
Per questa quotidianità lenta, intima, riservata ed essenziale, agosto è uno dei mesi che amo di più passare a Roma. E’ vero, richiede anche qualche piccola rinuncia, alcuni ristoranti e botteghe storiche sono chiusi, ma per chi sceglie di visitare la Città Eterna in questo mese, le occasioni che si presentano valgono più di qualche rinuncia.
Ad agosto alle otto del mattino Piazza di Spagna è già illuminata, i gradini della maestosa Scalinata di Trinità dei Monti sono ancora quasi vuoti e il rumore della Barcaccia si può percepire nitidamente senza essere sommerso dal brusio continuo di visitatori e dai rumori dei furgoni che scaricano merci, come invece accade negli altri mesi. Ad agosto ci si può concedere una colazione in uno dei caffè di Piazza San Lorenzo in Lucina senza dover fare la fila in attesa che si liberi un tavolo o sgomitando al banco bar interno.
Ad agosto i mezzi pubblici sono molto meno affollati e trovare un taxi non èun’impresa, inoltre supermercati, servizi essenziali e diversi locali rimangono regolarmente aperti. Basta quindi sapersi organizzare.
Tra i luoghi che mi piace ritrovare ad agosto c’è Pasquino, una delle celebri “statue parlanti” di Roma vicino Piazza Navona. I romani già nel Cinquecento vi affiggevano satire, poesie e aspre critiche rivolte ai potenti della città e ai pontefici. Oggi questa tradizione continua.
Durante il resto dell’anno la statua di Pasquino è sempre circondata da visitatori e curiosi e leggere con calma le cosiddette “pasquinate”, così i romani chiamano i fogli che vi sono affissi, diventa quasi impossibile. Ad agosto invece fermarsi ad osservare uno dei simboli dello spirito più autentico di Roma non è un problema.
Ad agosto insomma, Roma appartiene soltanto a chi la sta vivendo ed è questo per me il vero lusso.
Avere l’opportunità unica di potersi prendere il tempo per: ascoltarla, osservarla, ammirarla.

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